E poi arriva Lisa: il magazine delle smart millennial è social only

Carrie Bradshaw, il suo pc con vista su Manhattan e la sua rubrica Sex and the City non sono più così affascinanti come un tempo. Se le giovani e giovanissime degli anni 80’ e 90’ hanno sognato di trasferirsi a New York per diventare giornaliste proprio come lei, probabilmente oggi, agli occhi delle smart millennial, Carrie e il suo pc hanno il sapore un po’ vintage dei film in bianco e nero. E, sì, perché la nuova frontiera dell’editoria sembra aver superato non solo la barriera della carta stampata ma persino quella del web, trovando dimora stabile direttamente sui social. A condurre il gioco? Non sono più i giornalisti ma una nuova categoria: quella degli influencer.

 

All’inizio era Vogue e poi arriva Lisa; l’ultimo progetto editoriale di Condé Nast Italia ha il nome e il look di una ragazza alla moda e scanzonata, che ama i colori fluo, le celebrità e, soprattutto, la condivisione. “Non esiste un solo tipo di ragazza, ma esiste un profilo unico: L:sa. Love Inspire Share Advise,“ si legge tra le informazioni di contatto. Il neonato magazine è social only; ha, sì, una landing page che rimanda, però, alle pagine Facebook e Instagram. E’, inoltre, presente su Spotify con delle playlist tematiche. Il target? Quelle delle smart millennial, appunto, a cui il nuovo brand editoriale propone “una total topic coverage nella sfera dell’intrattenimento, con una vocazione che farà leva sulla loro attitudine alla self expression, al senso di community e al desiderio di share&connect”, si legge in un articolo pubblicato su Vanity Fair (edito sempre da Condé Nast) il giorno dopo la presentazione ufficiale del 19 febbraio.

 

I temi del palinsesto sono quelli ”classici” di un femminile: dalla moda al beauty, passando per la musica, vale a dire quelli tradizionalmente affini al mondo Condé Nast, ma con un taglio più attuale. Fondamentale la componente visual così come quella emozionale; ed ecco che il linguaggio di Lisa sono social cards, gif animate, video, Instagram stories e, ancora, emoji, sticker e personaggi animati in 3d. “Il progetto L:sa – riporta ancora Vanity Fair – è curato da un team dedicato che mixa competenze digitali di natura editoriale, social e di marketing, e che ha sviluppato una specifica editorial strategy arricchita da una serie di format esclusivi”.

 

Avviato in sordina, Lisa ha già superato i 256 mila mi piace su Facebook e i 19 mila follower su Instagram, “a testimonianza di quanto i giovani (e soprattutto le giovani) tra i 25 e i 35 anni, target del progetto, siano attivi online e, anche, di come i post sponsorizzati ampiamente utilizzati possano fare da trampolino a una pagina,” commenta Pambianconews, anche se, almeno per ora, non ci sono stati grandi risultati in fatto di engagement.

 

Ma Lisa non è il primo progetto italiano social only. A batterla sul tempo di ben un anno è stata Freeda (come freedom al femminile), fenomeno editoriale 100% social che da febbraio 2017 pubblica contenuti multimediali e articoli su Facebook e Instagram rivolgendosi alle donne tra i 18 e i 34 anni. Con oltre 1 milione e 250 mila like, 482 mila follower, 21 mila persone raggiunte e 11 mila  interazioni, il femminismo 4.0 di Freeda sta riscuotendo un certo successo.

 

E mentre i nomi del team di Freeda sono noti, di Lisa si sa solo che ad occuparsi del progetto è una squadra di giovanissimi, tutti nativi digitali e con forti conoscenze dei social: “Il lancio di nuovi prodotti presuppone per forza di cose nuove persone. Come per la carta stampata riteniamo molto importanti i nostri giornalisti, così per progetti simili diamo rilievo all’influencer marketing”, ha spiegato Francesca Airoldi, direttore generale sales and marketing di Condé Nast Italia, a Pambianconews.

 

“E i giornalisti?” si domanda, con una punta di condivisibile ironia, la redazione de Il Libraio : “Va ricordato che non sono certo mesi facili per i giornalisti di Condé Nast Italia, con la chiusura di testate come L’Uomo Vogue, Vogue Bambini, Vogue Sposa e Vogue Gioielli e gli scioperi dei mesi scorsi. E non stupisce che faccia discutere il fatto che a occuparsi di Lisa siano stati chiamati giovani influencer”.

 

Articolo di Sara Poletto

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