La tecnologia che plasma il mondo: a scuola di cultura digitale - Half Pocket

La tecnologia che plasma il mondo: a scuola di cultura digitale

Viviamo perennemente connessi e interconnessi in uno spazio nuovo, il cui potenziale è ancora da esplorare, capire e interpretare ma che, nel frattempo, ha profondamente modificato il nostro stile di vita, le nostre relazioni, la nostra stessa professionalità. L’era del digitale ha plasmato – o meglio sta plasmando – un mondo altro, diverso da quello che conoscevano i nostri genitori, impensabile per quello che abitavano i nostri nonni. A raccontare questo profondo mutamento arriva, primo fra tutti, il linguaggio che, implacabile, forgia la realtà nel momento stesso in cui la pronunciamo e ancor prima che ce ne rendiamo conto.

 

I termini industria 4.0, intelligenza artificiale, big data, smart city sono entrati ormai nel linguaggio comune, così come lo sono le ricadute che internet, smartphone e social media hanno avuto su tutti noi: la nostra vita e le nostre relazioni si intersecano, infatti, in una realtà che non può più essere considerata solamente virtuale ma aumentata come, del resto, spiega chiaramente Luciano Floridi, direttore di ricerca e professore di filosofia ed etica dell’informazione all’Università di Oxford, che ha definito concetti quali infosfera e onlife.

 

“Onlife nasce dalla combinazione di “online” e “offline” – spiega in un’intervista pubblicata sul sito Zest Letteratura sostenibile – ho coniato questo neologismo per evidenziare la natura ibrida delle nostre esperienze quotidiane, in parte digitali e in parte analogiche. Ancora negli anni novanta, accendevamo e spengevamo il modem. Ci “connettevamo” o “andavamo” su Internet. C’era una netta divisione tra essere online e essere offline. Con la diffusione del web, di smartphone e tablet ci siamo abituatati a interagire dentro lo spazio dell’informazione digitale. Non lasciamo mai l’infosfera, altro neologismo che ho introdotto per parlare del nuovo luogo in cui passiamo buona parte del nostro tempo. Questo non vuol dire essere perennemente online. Vuol dire che non ha più senso chiedere “sei online?” a una persona che ha uno smartphone in tasca, magari uno smart watch al polso, mentre sta parlando con noi attraverso il Bluetooth della propria autovettura, seguendo le istruzioni del navigatore per districarsi nelle strade di Roma”.

 

E se il linguaggio, le relazioni, la realtà nel suo complesso hanno cambiato passo c’è chi, da tempo, crede che la cultura digitale abbia bisogno di un punto di osservazione privilegiato. Nasce da questa profonda esigenza di analisi e conoscenza diffusa Meet the Media Guru, una piattaforma di incontro e di riflessione sulle nuove tecnologie e l’impatto che queste hanno in diversi ambiti. Inizia tutto a Milano nel 2005 su stimolo di Maria Grazia Mattei; prende il via come un programma di incontri con i protagonisti internazionali della cultura digitale, destinati ad un pubblico trasversale composto, per lo più, da professionisti della comunicazione, dei nuovi media, del design, della moda, dell’arte, del cinema, dell’ecosostenibilità.

 

Ma la community cresce e, dopo 13 anni di esplorazioni, MtMG evolve dando vita, a febbraio di quest’anno, a MEET, il primo Centro Internazionale per la Cultura Digitale in Italia. “MEET – si legge sul sito – è un’impresa sociale con la missione di contribuire a colmare il divario digitale nel nostro Paese, nella convinzione che l’innovazione sia un fatto culturale, prima ancora che tecnologico e che la diffusione della cultura digitale favorisca non solo la crescita dell’economia, ma anche delle opportunità e del benessere per tutti i cittadini”.

 

1.200 metri quadrati nell’ex Spazio Oberdan – che Fondazione Cariplo ha acquisito allo scopo dalla Città Metropolitana di Milano – faranno da sede fisica alle attività di MEET che si sviluppano su quattro linee d’azione:

  • Content zone: uno laboratorio creativo dove sperimentare e mettere a disposizione di tutti prodotti multimediali, format e servizi creativi;
  • Research and Innovation zone: dove indagare l’impatto della cultura digitale sulle comunità e condividere il frutto di queste ricerche con il più ampio numero di persone;
  • Education zone:animata da masterclass, workshop e percorsi esperienziali destinate a persone di età, competenze e interessi diversi;
  • Showcase zone: che eredita il lavoro svolto da Meet the Media Guru e rilancia nuove occasioni di incontro.

 

“Per Meet the Media Guru, Cultura Digitale è il DNA del tempo che viviamo, è il sistema di simboli e comportamenti che definisce il nostro presente. – ha dichiarato Maria Grazia Mattei, Direttore del neonato centro – Spesso, come accade a chi guarda in un cannocchiale rovesciato, si pensa che il cambiamento tecnologico sia la causa quando è la conseguenza del nostro modo di vivere e di pensare. Qual è il pericolo di questo malinteso? È che ci trasformi in semplici fruitori di tecnologia sempre nuova. Mentre noi, presi dalla rincorsa verso l’ennesima novità, sopraffatti dalla fatica dell’aggiornamento costante, spaventati dal restare indietro, perdiamo il senso di tutto questo correre. Con il MEET vogliamo dare voce alla Cultura Digitale come un nuovo Umanesimo che tiene insieme gli elementi della travolgente trasformazione, senza lasciare nessuno fuori, in una logica di incontro e di inclusione”.

 

Articolo di Sara Poletto

Invia commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *